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"Campi di lavanda e l'auto che va /
dietro quei cipressi la strada piegherà / e passata la collina chissà / se
la casa come un tempo mi apparirà.
Ed ogni volta che ti penso eri là /
quel sorriso largo ed incredulo / quanti bimbi e cani avevi intorno / e che
chiasso di colori al tramonto ....."
Non so se
l'autore della bella canzone "I venti del cuore" interpretata da
Fiorella Mannoia avesse in mente
la Provenza
quando descrisse queste intense sensazioni ma certo è che la poesia di
queste parole non può che portare immediatamente il pensiero ai soleggiati
declivi della Vaucluse e delle prealpi del Midi francese, alle odorose
distese di fiorellini blu-viola adagiate nel verde intenso
di dolce vallate che si allungano sotto un cielo azzurro che il
mistral rende terso e cristallino.
Le piante
giunte a maturità formano lunghi e morbidi cuscini che nel mese di luglio
mostrano il loro colore più vivo: questi si disperdono nel paesaggio
collinare, disegnando regolari geometrie quando lo sguardo corre loro
parallelo oppure ampi campi che paiono dipinti con fantasiose mescolanze di
rosso e blu a formare striature di cento viola diversi quando lo sguardo li
sorvola trasversalmente.
Le distese
fiorite si insinuano sotto le chiazze scure di cipressi isolati o circondano
casolari in pietra, talvolta rustici e bucolici, talvolta dalle forme
bizzarre e primitive (i bories); le linee colorate paiono altre volte
convergere verso antichi borghi dai colori discreti ed in armonia con la
chiara roccia che qua e là affiora nel paesaggi,o mentre altre volte ancora
risalgono il declivio, curvano e paiono gettarsi in una vallata dalla quale
sorgono monti dai contorni morbidi, ricoperti da rigogliosa vegetazione,
monti che di tanto in tanto mostrano ripide pareti di calcare incise da
solchi scuri disegnati dalle acque meteoriche.
In questo
paesaggio, di cui "il chiasso di colori al tramonto" esalta
la vigorosa vitalità, si nascondono antiche testimonianze della ricca
storia di queste terre: l'abbazia di Senanque, ad esempio, dalle purissime
linee medioevali, raccoglie le sue mistiche atmosfere nel piano di un
fondovalle circondato da armoniosi colli, innalzando il suo profilo proprio
dal viola intenso di un vasto campo di lavanda che appare improvviso ed
inaspettato a chi, giungendo da Cavaillon e da Fontaine de Vaucluse, altro
luogo di intensa suggestione, cerca nel paesaggio le antiche forme
dell'edificio religioso. Altre
volte sono i caratteristici paesi provenzali, dall'aspetto quieto e solatío
ed ignari dell'eclettismo architettonico tipico ahimè di molti nostri
borghi rurali, a fare da sfondo alle festose distese di aromatici
fiorellini: Sault con alcune tipiche quincailleries e capitale della
terra della lavanda, Simiane-la-Rotonde il cui nome tradisce la forma
regolare del paesello, Lacoste con il suo incombente maniero
e Moustiers-Sainte-Marie, forse uno dei più affascinanti villaggi di
Francia, sono solo alcuni esempi di armonioso connubio tra il paesaggio
rurale e gli antichi borghi contadini.
Anche gli
ambienti naturali sposano i loro colori e le loro forme con le coltivazioni
di lavanda e lavandino: queste
specie, che crescono da sempre spontaneamente negli angoli più selvaggi
della montagna, sugli aridi e pietrosi pendii battuti dal sole e dal
mistral, rappresentano il proseguimento della natura provenzale nella
cultura contadina provenzale, che ne ha esaltato le doti traendone
un'importante fonte di sostentamento ........ e cosí la vetta del Ventoux,
candida ora di nevi ora di sassi calcarei, nell'immaginario pare
inseparabile dalle ampie distese violette, cosí come il plateau di
Valensole riflette i suoi colori tradendo la presenza di abbondandi
fioriture quando, usciti dalle entusiasmanti Gorges du Verdon si scende
verso Moustiers-Sainte-Marie.
Come
avrete capito la terra della lavanda è assai vasta ed occupa una delle zone
più caratteristiche ed integre della Provenza, ignorata dal turismo delle
folle frettolose, luogo da assaporare nelle sue quiete atmosfere e nei suoi
colori appunto "chiassosi".
I luoghi da visitare sono innumerevoli e per essere capiti
richiederebbero soggiorni a tempo indeterminato: solo cosí si potrebbe
attraversare
la Vaucluse
, passeggiare per Sault, visitare Senanque e Fontaine de Vaucluse, salire il
Mont Ventoux, restare increduli ad ammirare le ocra di Apt e le sue case dai
colori insoliti, spingersi verso Valensole ed il suo plateau, adagarsi sui
colli attorno a Moustiers prima di salire verso Sisteron addentrandosi verso
le Alpi risalendo la valle della Durance, cogliendo le innumerevoli
sfumature di colori, profumi, sapori, atmosfere offerte da questa terra
.......... spunti per viaggi inconciliabili con il ritmo forsennato e
dissennato della vita contemporanea, viaggi per ritrovare il tempo di
assaporare i mille particolari che i borghi provenzali offrono a chi li
attraversa passeggiando.
La
preziosa piantina dai fiori violetti, eletta a simbolo di quest'angolo di
Francia confinante con la nostra regione, prima di essere coltivata,
cresceva (e cresce tuttora) spontaneamente sugli altipiani più elevati dove
altre piante non crescono a causa delle difficili condizioni ambientali.
Pur offrendo la natura provenzale altre essenze apprezzate per il
loro profumo (come il timo, il rosmarino, la maggiorana), la lavanda è di
gran lunga la specie più importante per
il pregiatissimo olio essenziale contenuto soprattutto nei fiori.
Occorre tuttavia fare un po' di chiarezza sul termine lavanda, che in
realtà sottintende specie con origini e caratteristiche diverse; vi sono di
fatto due tipi di lavanda: la lavandula spica, dalle foglie più
larghe, che cresce tra 200 e
800 m
. e la lavandula vera o officinalis o angustifolia, lavanda con
proprietà officinali e con le foglie più strette che cresce più in quota,
fino a
1200 m
.; entrambe sono piante selvatiche, specie che hanno invaso le aree
abbandonate dai contadini durante il 1800.
Fu comunque durante il 1900 che la raccolta della lavanda iniziò ad
avere un'importanza economica, tanto che nel 1920 venivano già prodotte
circa 900 t. di olio essenziale.
Una vera e
propria rivoluzione si ebbe attorno al 1950 quando fu "creato" il
lavandino, un ibrido tra i due tipi di lavanda: si capí infatti che questo
poteva fornire da
4 a
7 volte più olio essenziale delle specie selvatiche.
La conseguenza fu logica: oggi il 90% delle coltivazioni sono
occupate da questa specie; il lavandino è stato inoltre ulteriormente
selezionato in altre varietà, una delle quali (denominata "lavandin
grosso") occupa l'80% del territorio a lavandino, fornendo un
prodotto qualitativamente e quantitativamente migliore.
Oggi i problemi per i produttori derivano dalla concorrenza di paesi
come
la Bulgaria
, che forniscono un prodotto meno buono ma a prezzi tanto inferiori da
invadere anche il mercato francese.
I
produttori provenzali di lavandino e derivati hanno cosí dovuto adottare
alcune contromisure: dopo alcuni tentativi falliti, i contadini del Midi si
sono oggi in gran parte (circa il 50%) riuniti in società con l'esplicito
compito di difendere i loro
interessi, attraverso varie iniziative come la diffusione di informazioni
sulla coltivazione del prodotto e sulla sua commercializzazione e come la
fornitura di attrezzature attraverso pagamenti facilitati.
Diverso appare invece il discorso per quanto riguarda
il prodotto derivato dalla lavandula vera: più pregiato poichè
a minore contenuto di canfora e a maggior tenore di esteri (sostanze dal
profumo più delicato), l'olio essenziale derivato è oggi difeso da un
marchio DOC riservato al distillato proveniente soltanto da piantine
coltivate tra 900 e
1200 m
. (quote alle quali può crescere solo la lavandula vera).
Il
prodotto viene impiegato in usi qualitativamente superiori, come
l'aromaterapia o nella preparazione di profumi di prestigio, ed è spesso
coltivato in modo biologico, con antichi metodi, a valorizzarne
ulteriormente la qualità. I
negozietti provenzali offrono al turista la possibilità di acquistare
diversi prodotti derivati dai campi di fiori violetti: saponette,
sacchettini di fiori essiccati, olio essenziale, acque di colonia
generalmente rese più pregiate e comunque tra loro differenziate grazie al
concorso di altri aromi quali la vaniglia.
Nei
paesini provenzali è possibile reperire anche dell'ottimo miele di lavanda,
un prodotto chiaro e delicato grandemente apprezzato dai buongustai e dagli
amanti di questo prodotto dell'alveare, un ulteriore dono per i nostri sensi
elargitoci dalla piantina di colore violetto.
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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