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Gli
ambienti angusti e stretti non giovano certo al buonumore: non è quindi
insolito incontrare persone che brontolano quando una strada o un sentiero
si sviluppano lungo un fondovalle chiuso tra ripidi pareti rocciose o tra
pendii dirupati e incombenti.
D'altronde
molte volte si parla di "orrido" proprio per descrivere luoghi
cupi ed umidi scavati dalla forza dei torrenti.
Al contrario è innegabile che immediate sensazioni di serenità
interiore, quasi di piacere fisico, si
liberino nell'animo umano quando improvvisamente, dopo la curva di una
carrozzabile o dopo un ripido e boscoso pendio risalito da un'impervio
sentiero, la via si fa più agevole divagando in un vasto pianoro spesso
circondato a rispettosa distanza da una corona di montagne.
Anche
i torrenti, per una legge naturale, paiono godere di questi ambienti; le
acque si attardano creando piccole spiagge e paludi, il corso si fa sinuoso
e la corrente meno impetuosa: sembra
quasi che il torrente voglia guadagnare tempo e godersi la quiete del
paesaggio, purificandosi anche dei detriti più fini che si adagiano sul
fondo non più trascinati dai moti vorticosi.
L'acqua è sicuramente il principale artefice della creazione dei più
bei pianori delle nostre Alpi. In
genere tutto cominciò durante le glaciazioni, quando la forza del ghiaccio
(che è pur sempre acqua) scavò avvallamenti in seguito occupati da laghi
cristallini, talvolta di dimensioni considerevoli; in altri casi gli specchi
d'acqua si sono invece formati per sbarramento di vallate causate da frane
in qualche modo ancora legate all'azione erosiva delle piogge.
In qualunque caso il bacino lacustre formatosi funge da bacino di
sedimentazione: in altre parole, quando le acque degli immissari giungono
nel lago depositano i materiali solidi (dalle pietre al finissimo limo
glaciale) colmando lentamente l'incavo scavato dalla forza del ghiacciaio.
Accade
così che la profondità delle acque diminuisca nel tempo con velocità
variabile a seconda della forza erosiva dei torrenti, fino a quando il lago
si trasforma in torbiera e quindi in un ampio e splendido pianoro erboso: la
natura ci priva di un ambiente paesaggisticamente invitante per generare un
altro ecosistema altrettanto ricco ed entusiasmante.
Le Alpi Occidentali sono ricche di pianori la cui origine è in molti
casi legata alla successione or ora descritta, mentre altre volte la
formazione di ampie conche è più propriamente attribuibile all'azione
erosiva di potenti ghiacciai, che al loro ritiro hanno lasciato larghe
vallate ad U. Nelle
vallate Monregalesi è ben noto il Pian Marchiso, alla testata della Valle
Ellero, un luogo ameno che si incontra dopo avere percorso un tratto di
valle piuttosto angusto e che per questo motivo è ancor più apprezzabile;
dominato dalle forme dolomitiche della Cima delle Saline, è in questo senso
sorprendente, richiamando con forza alla mente i paesaggi dei Monti Pallidi.
La
valle Gesso, nelle soleggiate Marittime, è anch'essa ricca di pianori in
alcuni casi anche celebri: è il
caso soprattutto del Pian del Valasco, facilmente raggiungibile in poco più
di un'ora di cammino dalle Terme di Valdieri.
L'ampia conca prativa, la cui dolcezza contrasta con le cime rocciose
ed impervie che la circondano, è nota soprattutto per la presenza della
casa di caccia di sabauda memoria, oggi purtroppo in stato di abbandono;
ugualmente suggestiva tra le montagne di Entracque è il pian del
Rasur, al quale si giunge salendo da S.Giacomo: il piano è in realtà in
questo caso formato da un allargamento della vallata che sale verso il Mont
Clapier, ma il fatto che il luogo appaia all'escursionista dall'alto in
basso ne esalta sicuramente le linee morbide.
Assai
conosciuto nella torinese Val Pellice è
la Conca
del Prà, riprodotta innumerevoli volte anche nelle fotografie più antiche;
il vasto altopiano si raggiunge con una comoda strada sterrata da Villanova
Pellice, incontrando luoghi dai nomi curiosi come il Pian dei Morti o la
cascata del Pis d'l'Urina: partendo dal Rifugio Jervis e dalla Ciabota del
Prà, posti proprio all'inizio della prateria, l'ampia conca si distende
verso il Monte Granero ed è interamente attraversata dal sentiero che sale
al rifugio dedicato alla bella cima delle Cozie.
Occupata da vaste distese di pascoli interrotte da boschetti di
larici, è dominata dalle forme insolite delle cime del Pic Traverse e del
Pistas, le cui pareti paiono incurvarsi verso l'alto sollevandosi dal piano.
Più
a nord, già nelle Alpi Graie, è altrettanto famoso il Pian della Mussa,
che a differenza del precedente è raggiungibile in auto.
Caratterizzato dalla presenza incombente e maestosa dell'Uja della
Ciamarella, il pianoro alla testata della Val d'Ala è anche conosciuto
perchè qui nacque "
La Montanara
", celebre canto alpino scritto da Toni Ortelli nel 1927.
Sempre
nelle Alpi Graie ma già in terra valdostana, s'incontra un'altra conca
dall'origine questa volta nettamente lacustre, tanto che su molte carte
viene indicata come Lago di Combal: siamo in Val Veny, sotto le maestose
pareti granitiche del Monte Bianco, dove il ghiacciaio del Miage tocca il
fondovalle e piega verso Entreves; il vasto lago di Combal oggi è di fatto
ormai quasi completamente interrato ed al suo posto una miriade di rivoli
attraversano una palude dalla quale si ergono numerosi contorti esemplari di
pioppo tremolo, arbusti messi a dura prova dalle abbondanti nevicate tipiche
della zona.
Ancora
di chiarissima origine lacustre è il pianoro tanto vasto quanto sconosciuto
che si incontra salendo da Glassier al Bivacco Regondi, nell'alta valle di
Ollomont, a nord di Aosta: un
sentiero impervio risale una valletta boscosa ed improvvisamente sbuca
nell'ampio ripiano oggi qua e là trapuntato dalle fioriture dell'erioforo,
specie vegetale tipica delle torbiere.
La piramidale forma del Mont Gelèe si erge verso settentrione da
quello che era il fondale di un antico lago, sorprendentemente pianeggiante,
mentre verso ovest sopra una bastionata rocciosa si scorge il puntino rosso
del bivacco.
Altra
celebre conca modellata dai ghiacciai che imponenti scendevano dal Monte
Rosa è il Pian di Verra; all'ameno luogo si accede da Saint Jacques,
nell'alta val d'Ayas, con una comoda carrareccia, percorribile in inverno
anche con gli sci da fondo (la gita è permessa a buoni fondisti avezzi al
fuoripista). La vasta
prateria è circondata a nord da una superba sequenza di Quattromila:
la Roccia Nera
mostra il suo dirupato versante orientale che precipita sul Polluce;
questo, isolato ad occupare proprio il centro dello scenario,
pare fare da sentinella all'immenso ghiacciaio di Verra che,
scendendo dal Castore, giunge a lambire il pianoro omonimo.
Superata
la regione che tra Valle d'Aosta, Vallese e Piemonte raccoglie
un'impressionante assembramento di cime ricoperte dalle nevi eterne, le Alpi
addolciscono le proprie linee poco ad nord-est del Monte Leone, che con i
suoi ghiacci incombe su un'altra splendida conca: si tratta dell'Alpe
Veglia, zona compresa in un'importante parco naturale piemontese.
La zona prativa è vasta quel tanto da ospitare ricchi pascoli,
alcune frazioni ed il rifugio Città di Arona:
boschetti isolati di larici fanno da sfondo a baite con i tetti in
beola mentre l'intera conca, accessibile attraverso un orrido, è difesa
sugli altri tre lati da montagne aspre e rocciose.
Una
conformazione analoga è quella dell'Alpe di Devero, altra celebre conca
alpina compresa nello stesso sistema protetto (Parco Regionale Veglia-Devero);
straordinariamente pianeggiante, tanto da tradire con evidenza la presenza
di un antico lago, il quieto pianoro è raggiungibile in auto da Goglio
seguendo una carrozzabile impervia ma asfaltata: l'accesso ai mezzi
motorizzati non è giustamente consentito e quindi occorre parcheggiare la
vettura pochi metri a valle del nucleo di baite adagiato allo sbocco del
ripiano erboso, ove sono presenti alcuni ristoranti e bar ed anche la
stazione di un poco appariscente impianto di risalita.
Altre due frazioni occupano i bordi dell'altopiano: Canton, dove è
presente il Rifugio Castiglioni e Piedimonte, adagiato in un luogo più
ombreggiato e costituito da caratteristiche baite in pietra ancora con tetti
in beola. Al centro vi
sono solo prati e, nella stagione invernale, si allungano i binari di una
splendida pista per lo sci di fondo, sport che assai ben si coniuga ad
ambiente alpestre di indubbio valore naturalistico.
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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