IL MONT VENTOUX

gigante di Provenza


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Gli aridi pendii sommitali del Ventoux visti dalla carrozzabile che raggiunge la vetta

I testi geografici lo inseriscono nelle Prealpi del Delfinato ma politicamente il mont Ventoux appartiene al provenzale dipartimento di Vaucluse; soprattutto la sua natura, tuttavia, prodiga generatrice di sensazioni forti, rende questa isolata montagna sicuramente simbolo della Provenza.   

Quando si percorre la carrozzabile che ne víola i fianchi e sale fino ai 1912 m . della vetta non si può rimanere indifferenti alla visione della foresta che ammanta il suo versante meridionale, dove è possibile ammirare splendidi esemplari di cedro: la conifera, che nella nostra regione siamo soliti ad osservare un po' annoiati nei giardinetti pubblici o nei più curati parchi privati, appare qui in tutta la sua "wilderness", creando insolite ampie chiazze verde-salvia in un vastissimo bosco di querce, pini, faggi ......... I profumi resinosi mescolati agli aromi mediterranei, il cielo spesso reso terso dal Mistral che sferza per diversi giorni all'anno "le géant del Provence", la roccia luminosa cosí frequente nelle "Alpes du Sud" rendono questo luogo assolutamente grandioso per le sensazioni inedite che è in grado di stimolare.   Il Mistral è comunque uno degli ingredienti principali della pozione  che rende un po' magica questa montagna, a primavera spesso incapucciata di neve ed al tempo stesso circondata da ciliegi in fiore.   

Il vento freddo e secco, che scendendo dal Massiccio Centrale s'infila nella valle del Rodano, ha raggiunto in questo luogo l'incredibile velocità di 320 chilometri orari: con altri suoi fratelli minori, sempre figli di Eolo, agita l'atmosfera del Ventoux per oltre 240 giorni all'anno, rendendosi in qualche modo responsabile del toponimo del monte.   Genera atmosfera cristallina, esalta e satura i colori, rende abbagliante la luce solare, inaridisce i pietrosi pendii sommitali già resi brulli dal calcare avido di acqua ........ ed è grazie alla forza purificatrice di questo vento che dalla cima si può godere un inimmaginabile panorama, che spazia dai Pirenei alle Alpi, evidenti ad oriente con le forme aguzze del Monte Bianco e del massiccio degli Ecrins, forme che si stemperano a sud-est con i monti del Mercantour.   

Scrive a questo proposito Francesco Petrarca nella sua celebre lettera al padre agostiniano Dionigi da Borgo S.Sepolcro: << ..... rimasi come instupidito da quell'aria insolitamente leggera e da quel vasto spettacolo. Guardo dietro di me: avevo sotto i piedi le nubi ....... Volgo poi gli ochhi verso l'Italia, dove più tende l'animo mio; e vedo come vicine, sebbene sian tanto lontane, quelle Alpi gelate e nevose ........ >> e aggiunge << ........ i Pirenei ..... di li non si vedevano, non, io credo, per alcun ostacolo che si frapponga ma soltanto per la limitatezza della nostra vista; chiaramente si vedevano invece, a destra, i monti della provincia di Lione e a sinistra il mare di Marsiglia e quello che bagna Aigues Mortes, lontani alcuni giorni ( !!! ) di cammino; il Rodano era sotto i nostri occhi. >> Durante l'estate si sale facilmente in auto alla vetta, provenendo ad esempio da Bedoin o dai campi di lavanda di Sault: stazioni trasmittenti, negozietti di souvenirs mitigano la sacralità del luogo, quasi la annullano .............. diverse passeggiate consentono tuttavia di allontanarsi dai siti più affollati  per assaporare sensazioni forse molto simili a quelle che pervasero l'animo di Petrarca quando nel 1336 salí il monte.   L'animo del poeta era in realtà combattuto tra la grandiosità dell'ambiente e la meditazione interiore: rileggendo sulla vetta al fratello le parole di Agostino <<E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare .... e trascurano sè stessi>>, Francesco Petrarca concludeva con velato senso di colpa << ........ da un pezzo avrei dovuto imparare anche dai filosofi pagani che niente è degno di ammirazione fuorchè l'anima>>.   In realtà la sua ascensione era certamente stata anche occasione di meditazioni profonde come quando scriveva << ........ passando con l'agile pensiero dalle cose materiali alle incorporee, mi rivolgevo a me stesso con queste o simili parole: -Quello che tante volte oggi hai provato nel salire questo monte, sappi che che accade a te e a molti quando si accostano alla felicità ........ La vita che noi chiamiamo beata è posta in alto; e stretto, come dicono, è il sentiero che vi conduce. In mezzo sorgono monti e colli, e noi dobbiamo procedere con nobile incesso di virtù in virtù; sulla cima è il fine estremo ed il termine della vita, meta del nostro viaggio - >>.   Ed espressioni come << Mi parve di avere dimenticato il luogo dov'ero e la cagione per cui ero venuto ..... >> ci ricordano quanto Petrarca fosse preso dalle forti sensazioni interiori generate dal luogo.   

Oggi, durante l'inverno, la carrozzabile è chiusa e spesso cancellata dalla neve, determinando un isolamento della vetta che ricrea l'atmosfera solitaria in cui si immerse il poeta; l'ambiente si fa inaspettatamente nordico: l'uso dei ramponi da ghiaccio, consigliato dalle guide turistiche, ci ricorda che siamo sulle Alpi: d'altronde sui versanti del Ventoux sono anche presenti stazioni di sports invernali, qui praticati fin dal 1920.   

Le attività sportive in generale sono d'altronde protagoniste degli ultimi cinquant'anni di vita del gigante: nel 1951 le strade del Ventoux conobbero per la prima volta il Tour de France mentre ogni anno indomiti ciclisti si misurano con la faticosissima salita al punto culminante: 21 chilometri da Bedoin, oltre 1600 m . di dislivello, una pendenza media del 7,6%...........   

Mezzo secolo è tuttavia meno che un flash sui 70 milioni di anni di vita naturale del luogo e la natura è comunque ancora protagonista; stupisce ad esempio la presenza del cedro, che si sviluppa accanto ad altre 950 specie di piante contribuendo a nascondere nei reconditi luoghi della foresta un centinaio di specie di uccelli, cervi, camosci e mufloni.   Il cedro, qui presente con esemplari di specie diverse (cedrus libani e cedrus atlantica), è una conifera sempreverde oggi diffusa specialmente sulla catena dell'Atlante, sui monti della Siria e dell'isola di Cipro oltre che sui rilievi himalayani; in tempi preistorici pare fosse ampiamente presente nel vecchio mondo ma il riscaldamento del clima ha oggi confinato la specie in alcune nicchie ecologiche alle alte quote.   In Europa si ritiene il cedro sia giunto al tempo delle Crociate, portato da pellegrini e cavalieri al ritorno dal vicino oriente: sempre nel dipartimento della Vaucluse, un poco più a sud, presso Bonnieux, si può addirittura visitare una foresta di cedri, che si sviluppa ad oriente del tipico villaggio provenzale, sui contrafforti della Montagne du Luberon.  
Gli esemplari più longevi possono raggiungere altezze considerevoli (diverse decine di metri), con dimensioni del tronco assolutamente imponenti, caratteristiche che hanno avuto certo un qualche ruolo nella diffusione di questa conifera come pianta ornamentale.   Ben diversa è tuttavia la sensazione che si prova osservando un cedro del Libano ingabbiato in un giardino dall'emozione che si avverte ammirando la foresta del Ventoux, dove esemplari liberi crescono sfidando i contrasti del clima della  montagna provenzale!  .

.................. e chi scendendo dal Ventoux, raggiunto il borgo di Malaucene, si sentisse appagato dall'immersione in una natura eccitante, godrà ancor più della visita a Vaison la Romaine , antica città romana adagiata ai piedi del versante settentrionale del grande monte, monte che l'orogenesi alpina pare avere creato a sentinella di una delle regioni più ricche di storia umana e naturale.   Proprio le sponde dell'Ouvèze, corso d'acqua su cui sorge il borgo, pare fossero abitate già nel periodo calcolitico (2500- 2000 a .C.); durante l'età del ferro una popolazione celto-ligure, i Vocontii, vi fondarono un villaggio fortificato.   
Dopo la conquista romana, avvenuta negli anni 125- 118 a .C., i capi tribù divennero addirittura cittadini romani, i guerrieri entrarono a fare parte dell'esercito romano e nacque la romana Vasio.   Negli scavi dell'antica città si possono ancora ammirare affreschi, il celebre colonnato di Pompeo ed un teatro risalente al I sec. d.c. con capienza di ben 6000 posti.   Un ponte vecchio di 2000 anni unisce la riva settentrionale dell'Ouvèze, sulla quale sorgeva la città romana e sulla quale si è in tempi recenti sviluppata la parte nuova dell'abitato, con la riva meridionale, dove era annidata la roccaforte dei Vocontii e dove nel XII secolo i conti di Tolosa edificarono un maniero, attorno al quale si raccolsero successivamente le abitazioni dei sudditi ....... ed è piacevole passeggiare nelle caratteristiche viuzze del borgo medioevale, completamente recuperato, le cui antiche case sentono oggi i suoni ora armonici ora gutturali di lingue e dialetti di curiosi qui giunti da ogni dove.

Claudio Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)