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Il
territorio del Parco Naturale Regionale del Luberon è molto vasto: creata
nel
1977, l
'area protetta misura 165mila ettari (più del doppio del Parco Nazionale
del Gran Paradiso), interessando ben 67 comuni compresi nei dipartimenti
della Vaucluse e delle Alpes de Haute Provence, una zona abitata all'incirca
da 155mila persone. Siamo
nel Midi, in quella terra di Provenza cosí vicina a noi ad al tempo stesso
cosí ricca di elementi mediterranei nuovi e stimolanti da renderla assai
interessante agli occhi di chi è solito vagare per le Alpi o per le colline
langarole o monferrine.
Il
Luberon è certo uno scrigno che protegge una ricca e preziosa collezione di
paesaggi dal fascino indiscusso: dagli uliveti di Manosque alle gole di Oppédette,
dalle ocra di Apt - mescolanza di argilla e ossidi di ferro che dipingono il
Colorado Provenzale - alle foreste di pini d'Aleppo ed ai campi di lavanda,
la natura crea, talvolta collaborando armoniosamente con l'opera dell'uomo,
ambienti nei quali si celano borghi tipici (comme Bonnieux e Lourmarin) o
preziose testimonianze del passato, come l'Abbazia di Senanque.
La strada, che sale da Lourmarin (ai piedi del versante sud della
Montagne du Luberon) alla "combe" che porta lo stesso nome e che
quindi scende a Bonnieux, divide il massiccio nel Petit (a ovest) e nel
Grand (a est) Luberon. Quest'ultimo
è costituito da calcari antichi e dalle forme addolcite dall'erosione.
Il Petit Luberon è invece caratterizzato da gorge, falesie, valloni
profondi; si tratta di una terra più aspra che quasi nasconde sulla sommità
delle sue montagne un ambiente di grande valore ed unicità: la cedraia, un
immenso bosco di cedri dell'Atlante (circa
250 ettari
) ripartito tra i territori di Bonnieux, Lacoste e Ménerbes.
Quest'essenza
forestale era presente in Europa prima delle glaciazioni, come hanno
chiaramente mostrato le analisi paleobotaniche dei pollini; spinta verso sud
dall'avanzare del clima freddo, scomparve dal nostro continente circa 20mila
anni fa, rifugiandosi insieme ad altre specie analoghe sui rilievi del
nord-Africa (l'Atlante, appunto), dell'isola di Cipro e del Medio Oriente
(Libano). Nel 1861, per
iniziativa di uno sconosciuto naturalista e con la collaborazione dei comuni
interessati e dei loro abitanti (che fornirono la manodopera) i semi del
cedro dell'Atlante iniziarono a colonizzare le montagne del Luberon.
I primi esemplari arrivarono a maturità verso il 1920, generando una
seconda generazione di cedri: negli anni '30 la cedraia si estendeva già
per una sessantina di ettari. Purtroppo
nel 1952 un immane incendio danneggiò gravemente il bosco: rimase integro
comunque il cuore della foresta di cedri dell'Atlante e la grande capacità
di rigenerazione di una specie che si era inserita perfettamente nella
montagna provenzale permise a nuovi esemplari di colonizzare in breve tempo
il suolo reso nudo dalle fiamme. La
terza generazione di cedri, piante che hanno attualmente circa 45 anni,
alligna oggi sulle sommità dei monti del Petit Luberon: un bosco di
250 ettari
si allunga per circa
5 chilometri
lungo la cresta spartiacque.
La
reintroduzione del Cedro dell'Atlante ha avuto una sicura valenza
ambientale: questa specie, per la sua longevità, migliora innazi tutto
considerevolmente la qualità del suolo.
Il suo denso fogliame genera un sottobosco dal clima caldo-umido che
ha favorito lo sviluppo di una vegetazione arbustiva, tra cui il prezioso
caprifoglio ed il robusto bosso, dal legno durissimo assai pregiato per i
lavori di intarsio; alcune specie vegetali rare crescono e sono protette in
questa biocenosi particolare mentre sono apparsi anche alcuni funghi
eslusivi del cedro.
Bisogna
comunque ricordare che questa conifera è comunque tra le essenze
mediterranee la meno infiammabile, qualità certo da non trascurare nel
valutare la possibilità di un suo impiego nelle opere di rimboschimento.
Se si considera inoltre che la sua chioma assume spesso forme
asimmetriche e fantasiose e che la sua longevità favorisce la presenza
nella foresta di esemplari dal portamento maestoso, se si considera che il
colore dei suoi aghi crea chiazze verde-salvia nel folto del bosco, si
comprende come questa pianta possa creare paesaggi intrisi di sensazioni
forti, rese più intense se si pensa che il cedro fu albero sacro agli
antichi, simbolo dell'immortalità.
Se
la "Fôret des Cedres du Petit Luberon" rappresenta un grandioso
agglomerato di cedri dell'Atlante, numerosi altri esemplari isolati o a
piccoli gruppi caratterizzano ampie zone del paesaggio del Parco (ed esempio
alcuni valloni attorno ad Oppede le Vieux, piccolo e caratteristico borgo,
in parte abbandonato, situato nella parte nordoccidentale del massiccio
montuoso) e della Vaucluse in generale, come le pendici del mont Ventoux (il
gigante di Provenza) o i monti attorno a Sault, paesino tipico adagiato tra
i campi di lavanda. In
quest'ambiente mediterraneo di grande bellezza, nella luce e nel sole caldo
dell'estate provenzale, sono numerosi i villaggi di "charme" che
si inseriscono con discrezione, come i cristalli di un minerale crescono
armoniosamente nelle nicchie della roccia, creando piacevoli sensazioni a
chi percorre le strade della Montagne du Luberon.
Cosí Lourmarin ci accoglie quando si abbandona la valle della
Durance per affrontare i primi contrafforti montuosi; entusiasmano le sue
viuzze che aprono passaggi tra le antiche case in pietra, scorci vivacizzati
dalla presenza di negozietti e ristoranti tipici; non manca naturalmente un
vecchio maniero, risalente ai secoli XV-XVI: il castello appartiene
all'Accademia di Aix ed è stato restaurato in modo eccellente: al suo
interno vi sono arredi d'epoca e quadri del rinascimento italiano, mentre
camini di monumentali aumentano il fascino degli ampi saloni.
Bonnieux invece appare improvvisamente ad una curva quando, lasciata
la foresta di cedri, si scende verso Cavaillon, mostrando subito il suo
aspetto migliore: la visione d'insieme del villaggio circondato da una
natura rigogliosa; le antiche
case interrompono la macchia, nella quale non mancano tra l'altro esemplari
isolati della conifera dell'Atlante, per risalire il versante esposto a
ponente della montagna, terminando il loro susseguirsi verso l'alto in
prossimità di una chiesetta, dal sagrato della quale - un vero e proprio
terrazzo sulla valle - si godono splendidi tramonti.
NOTIZIE
PRATICHE
- Accesso: l'autoroute Provençale consente di raggiungere
facilmente dal Piemonte e dalla Liguria la città di Aix-en-Provence dalla
quale, seguendo l'autostrada per Sisteron, si guadagna rapidamente la valle
della Durance e più precisamente i villaggi di Pertuis, Cadenet ed infine
Lourmarin; percorrendo la rotabile che da Lourmarin raggiunge Bonnieux, si
incontra ben segnalata sulla sinistra una deviazione (a circa
1.5 km
prima di Bonnieux). Una
carrozzabile conduce con percorso tortuoso di circa
4 km
ad una sbarra dove per proseguire occorre pagare un biglietto d'ingresso di
10 franchi per auto. Si
procede quindi ancora con i mezzi motorizzati per altri
3 km
e quindi si parcheggia tra i cedri.
Ci si inoltra successivamente a piedi nella foresta seguendo un'ampia
strada (chiusa al traffico): è possibile seguire un percorso guidato di
circa 1 ora e 30 minuti lungo il quale 8 pannelli forniscono spiegazioni
sull'ambiente circostante.
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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