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Quando,
lasciata ad Arles l'autoroute
Provençale, si prosegue in direzione di Les Saintes Maries de
la Mer
, si incontra dapprima la zona più antropizzata della Camargue.
La
pianura alluvionale generata dalla paziente azione del Rodano, terra
conquistata al mare accumulando giorno dopo giorno minuscoli frammenti di
rocce disgregatesi nelle lontane altitudini alpine, appare coperta da risaie
(il riz è venduto
localmente come prodotto tipico), risaie che l'intensa, trasparente luce
provenzale rende di aspetto assai diverso dalle un po' desolate, anche se
preziose, coltivazioni padane. Ben
presto la palude prende tuttavia il sopravvento: attraversato il Petit Rhône
al Pont de Sylvereal, dove il letto del fiume appare incassato tra sponde
ricoperte da un bosco rigoglioso e le verdi acque paiono non avere subito
l'ingiuria dei numerosi centri abitati attraversati, si costeggiano a lungo
specchi d'acqua salmastra; gabbiani e fenicotteri, comuni anche nei mesi
estivi, si alternano a cavalli e tori, animali che liberi prediligono ampie
zone rinsecchite dal sole e dal Mistral.
Quando
si abbandona
la Camargue
vera e propria e si entra nella Petit Camargue, il paesaggio non cambia e
accompagna i turisti, che qui giungono numerosi anche dai paesi scandinavi e
del centro-europa, al suggestivo borgo medioevale di Aigues Mortes.
Alla vista dell'imponente cinta muraria (costruita per volere di
Filippo III l'Ardito e di Filippo il Bello tra il 1272 ed il 1300) capita
immediatamente di immaginare antichi guerrieri, gravati da ingombranti
armature cavalcare scintillanti sotto il sole provenzale, protetti dagli
stendardi crociati. Mai
come in questo caso il pensiero riesce con facilità a portare
l'immaginazione assai vicina ad un momento storico ormai lontano, tanto
intensa è la suggestione creata specialmente dal lato sud delle mura, la
cui poderosa monotonia è di tanto in tanto interrotta dalla presenza di
robusti torrioni.
Aigues
Mortes, fondata nel 1246 da Luigi IX (poi beatificato) e dalla quale
partirono
la Settima
e l'Ottava Crociata (siamo negli anni 1248-1270), è soprattutto questo: il
ricordo della sua cinta fortificata è indelebile perchè unico e di grande
forza emotiva. Il borgo
presenta comunque anche altri motivi di interesse:
la Tour
de Constance (del 1246), difesa da un ampio fossato e nucleo originario
della città, la chiesa di Notre Dame des Sablons (risalente al sec. XIII)
sono pregevoli testimonianze del passato che impreziosiscono l'insieme di
antiche viuzze oggi ravvivate dalla presenza di numerosi piccoli negozi ove
risaltano i floreali tessuti provenzali e gli intensi profumi delle essenze
di lavanda o vaniglia.
Proseguendo
verso il mare, costeggiando immancabili canali solcati da caratteristiche
chiatte (sulle quali è possibile effettuare escursioni a pagamento), si
compie nello spazio di pochi chilometri un balzo nel tempo di ottocento
anni, raggiungedo
La Grande Motte.
L'abitato di concezione
innovativa, nato nel 1967, crea un contrasto stridente ed un poco
inquietante con l'atmosfera medioevale di Aigues Mortes.
La
Grande Motte
è stupefacente e sicuramente non può lasciare indifferenti: può risultare
gradita o non piacere affatto ma sicuramente non potrà non essere
considerata un'espressione originale dell'architettura contemporanea.
Numerosi giardini (vi sono
244 ettari
di zone verdi con oltre 27 mila alberi e 30 mila arbusti, zone verdi che
coprono il 30 % circa dell'intera superficie della cittadina), giardini con
profumata vegetazione mediterranea ed esotica, circondano condomini anche di
proporzioni ragguardevoli ma dalle forme cosí insolite e curiose da
sembrare fiabesche. Colpiscono
cosí alcuni palazzi le cui parti paiono unite seguendo le leggi della
cristallizzazione cubica del salgemma, calamita l'attenzione un gruppo di
grandi abitazioni che nella parte più occidentale della cittadina paiono
grandi navi in rada, stupisce la straordinaria Grande Pyramide, forse il più
celebre edificio del luogo, il cui profilo asimmetrico riproduce la sagoma
di un'onda che avanza, il cui esterno alleggerito dal traforo continuo di
imnnumerevoli balconate è ulteriormente reso aereo da un lungo motivo
decorativo che, quasi sospeso nel vuoto, risale la china posteriore del
flutto per terminare alla sommità della costruzione con una testa di airone
stilizzata.
Interessante
è anche il Centro Congressi, il cui aspetto è dominato dall'ellisse,
figura geometrica che ricorre ripetutamente sia negli elementi strutturali
sia nei motivi decorativi, mentre altre abitazioni a tronco di piramide
creano una sorta di suggestiva gradinata che scende verso il porto
turistico.
Esula dall'intenzione di questo scritto trattare sulla necessità o
meno di creare centri turistici con simili caratteristiche: certo lascia un
po' dubbiosi la dimensione di certe abitazioni ma che dire di altre località
balneari dove la ferita dell'impatto paesaggistico non è neppure compensata
da una concezione architettonica dalle linee certo fantasiose e
indiscutibilmente dotate di un'armonia interna?
Chi
desidera comunque conciliare le atmosfere trecentesche di Aigues Mortes con
la frizzante modernità de
La Grande Motte
potrà trovare pace immergendosi profondamente nella tipica natura costiera
della Camargue, oggi ancora in tutto identica a quella che fu testimone
della partenza dei Crociati del sec. XIII .........e senza percorrere molta
strada....... Già procedendo in
direzione di Palavas (centro moderno non certo confrontabile con
La Grande Motte
), si incontra una lunghissima spiaggia: la carrozzabile è il solo elemento
di disturbo di origine antropica, carrozzabile che avanza separando la lunga
striscia di sabbia dagli immancabili stagni.
Poco oltre Palavas, in direzione dell'Ile de Maguelonne, la strada
termina ed un sottile nastro di terra si srotola in direzione di Sête tra
cielo, mare e palude per circa
7 km
.
Il luogo
più incantevole e piacevole della zona s'incontra tuttavia ad oriente de
La Grande Motte
; si tratta della spiaggia de L'Espiguette localizzata poco oltre Port
Camargue: un'interminabile lingua di sabbia sfuma verso oriente separando
ancora il Mediterraneo dai laghi salmastri.
Circa
20 km
. intercorrono tra il faro che svetta oltre le dune che si trovano al
termine della carrozzabile proveniente da Le Grau du Roi e la foce del
Piccolo Rodano, soltanto oltre la quale s'incontra il primo centro abitato (Les
Saintes Maries de
la Mer
).
Lasciata
l'auto nel solito parcheggio a pagamento, sulla riva di stagni costieri dai
contorni indefiniti, ci si inoltra tra le dune sulle quali piante spinose e
aromatiche sfidano l'aridità dell'ambiente.
Superato l'insolito ostacolo, spesso saltellando per minimizzare il
contatto con la sabbia rovente che, dispettosa, si infila in ogni apertura
delle calzature, un'interminabile spiaggia, solcata da tracce di passaggio
che rompono soltanto per un attimo le striature e le ondulazioni disegnate
dalla brezza notturna, ci separa dal mare.
L'acqua
salata ci coglie impreparati: chi si attendeva il brodino opalescente tipico
delle coste basse resta piacevolmente sorpreso; anche se non si raggiungono
gli esaltanti toni cromatici pressochè tropicali delle coste generate dal
granito della Gallura, la trasparenza invita ad immergersi mentre i nostri
movimenti alzano soltanto per un attimo granelli di sabbia pesante che
rapidamente ricadono sul fondo.
Occorre
camminare per alcune decine di metri prima che il fondale interrompa il suo
altalenante profilo e si inabissi definitivamente nel Golfo del Leone; è in
questo punto che le onde provenienti dal largo iniziano ad infrangersi,
generando durante le docili burrasche estive un'ampia fascia ove divertirsi
a sfidarle.
Nelle
giornate di bonaccia questa stessa fascia di risacca è teatro delle gesta
di golosi raccoglitori di tellines,
leccornia che si può gustare nei tipici ristoranti locali, e di bambini
curiosi che amano catturare e liberare gli innocui granchietti che si
mimetizzano nei bassi fondali......... e chi ama le passeggiate lungo la
battigia, potrà infine camminare verso levante in un ambiente che, superati
alcuni campi di naturisti, si fa sempre più selvaggio e solitario.
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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