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La
Costa Azzurra
è certo luogo affollato: nelle sue celebri località balneari si
riversano infatti turisti provenienti da ogni parte d'Europa e la densità
abitativa non lascia molto spazio ai litorali solitari.
Superata
Cannes e raggiunto Theoule sur Mer, la situazione cambia tuttavia quasi
radicalmente, almeno fino a Frejus, cittadina di origine romana con la
quale ha praticamente inizio la riviera del Var: quando la carrozzabile
che costeggia il mare lascia alle proprie spalle le ultime case di Theoule,
in pochi chilometri l'ambiente si fa più selvaggio e ben presto la costa
appare quasi completamente disabitata.
Stiamo
attraversando il versante meridionale del Massiccio dell'Esterel, un
gruppo montuoso di indubbia bellezza la cui origine è da ricercarsi
nell'attività di antichi vulcani, che si estende per circa 32 mila
ettari, 13 mila dei quali sottoposti a tutela ambientale.
Le
caratteristiche paesaggistiche principali di questo particolare ambiente
costiero sono la roccia dal caratteristico colore rossastro e la
vegetazione mediterranea rigogliosa e ricca di piante aromatiche; in
particolare i porfidi (dal greco porphyreos = purpureo) di intenso e
appariscente color ruggine, formatisi nel Permiano, periodo geologico
dell'era primaria (circa 250 milioni di anni or sono) costituiscono un
elemento di grande suggestione.
La rotabile si snoda con fatica lungo i pendii scoscesi, costretta
frequentemente a curvare dalle rientranze del profilo della costa: ad ogni
svolta si aprono paesaggi nuovi ed invitanti.
Così,
non lontano da Theoule, si incontra un tratto di scogliera particolarmente
impervio: ripidi passaggi consentono di raggiungere il mare scendendo in
spettacolari calette ranicchiate tra il blu del Mediterraneo e le
strapiombanti pareti di roccia rossa; più avanti, poco oltre Miramar, si
incontra ancora una più ampia baia dove, al riparo di un braccio che la
montagna pare allungare verso il mare, le rocce ferrose racchiudono uno
specchio azzurro chiazzato di blu cupo ove spesso stazionano i velisti,
mentre sotto costa si incontra una prima spiaggia di sabbia e ghiaia
rosso-ocra.
Proseguendo
verso Frejus, si incontrano ancora tratti di costa assai selvaggi, alcuni
tanto rocciosi che soltanto i pini d'Aleppo osano scendere al mare.
Questi rappresentano un'essenza forestale tipica della zona,
essenza che negli ultimi 150 anni ha decuplicato la sua estensione,
occupando oggi circa 200mila ettari del territorio del Midi francese;
capace di trarre nutrimento anche dai terreni poveri dove neppure il
leccio riesce ad attecchire, resistente all'aridità, alle alte
temperature ed al forte irraggiamento solare, il pino d'Aleppo rinasce
rapidamente anche nelle zone devastate dagli incendi boschivi, che
paradossalmente sono una delle cause della sua diffusione: la sua crescita
è veloce e questo suo vigore vegetativo rappresenta una seconda causa del
suo allargarsi a macchia d'olio.
Deve il suo nome alla città siriana di Aleppo ed è una specie
diffusa in realtà lungo tutte le coste più calde del Mediterraneo,
dall'Africa settentrionale alla Turchia ed in numerose località della
Spagna e dell'Italia meridionale, dove si spinge fino a 600-
700 metri
di altitudine. Il
verde degli aghi di questa conifera, confuso nella macchia mediterranea,
genera lungo la strada costiera dell'Esterel continui intensi contrasti
cromatici con il rosso della roccia ed il blu ora del mare ora del cielo
provenzale: in questa parte dell'itinerario colpiscono in particolare
alcuni impervi torrioni presso il Pic du Cap Roux (quotato
452 m
. s.l.m.), dalle forme arrotondate dall'erosione eolica, colonizzati dai
pini e da altri sempreverdi, sculture di roccia il cui colore ruggine si
staglia sul fondo turchino intenso del cielo.
La wilderness dell'ambiente viene interrotta dai borghi di Antheor
e di Agay; in prossimità del piccolo golfo sul quale si affaccia
quest'ultimo abitato, di dimensioni peraltro ridotte, si allunga una
spiaggia di sabbia (plage de
la Baumette
) adatta alla balneazione di tipo familiare.
Raggiunta Frejus, l'antica Forum Julii fondata da Giulio Cesare nel
49 a
.C., è d'obbligo una sosta culturale.
La
cittadina, oggi frequentato centro balneare, conserva infatti vestigia sia
del suo passato relativamente prossimo, sia delle sue antiche origini.
Sono infatti ancora visibili tratti della sua cinta fortificata
risalente al periodo romano: in particolare nella parte occidentale della
città sono presenti le Portes
des Gaules mentre tratti delle mura sono ancora visibili sia ad est che a
nord.
A
settentrione, inoltre, sono visibili anche alcuni archi dell'acquedotto
romano e le fondamenta del teatro; meglio conservato, e quindi sicuramente
meritevole di una visita, è tuttavia l'anfiteatro romano, che si incontra
all'esterno della cinta muraria, verso occidente: le sue gradinate, con
adeguamenti opportuni, sono ancora testimoni di spettacoli organizzati
durante la stagione turistica.
Risalente ad un passato meno lontano, è invece il complesso
medioevale della Cattedrale di Notre Dame, con l'interessante Battistero
paleocristiano del V sec. d.C. dalla tipica vasca battesimale ottagonale;
interessante è anche il chiostro del sec. XII, caratterizzato da archi
ogivali, al centro del quale, come spesso accade, è presente un pozzo.
Nel
complesso religioso sono tra l'altro conservati numerosi reperti romani,
opportunamente raccolti in un museo ad essi dedicato.
Assaporata la storia del luogo, il desiderio di immergersi nella
natura rigogliosa dell'Esterel torna imperioso: da Frejus-Saint Raphaël
è allora possibile ritornare verso Cannes percorrendo la strada interna,
scoprendo nuovi paesaggi. Si
risale così il vallone della Moure e quando si raggiunge il valico, oltre
il quale ci si inoltra nel versante settentrionale della montagna, si
abbandona la strada principale; piegando a destra, si incontra ben presto
un secondo bivio per per il Mont Vinaigre, punto culminante del massiccio,
che si innalza fino a
618 metri
di quota. Non è
difficile raggiungere la vetta: si
segue dapprima la carrozzabile che attraversa la splendida foresta dell'Esterel,
zona protetta all'interno della quale si sviluppa la sentieristica del
"Balcon de l'Esterel".
Da
evidenziare anche un tratto di bosco puro ad Eucalipto: questa essenza,
dalle foglie profumatissime, non è autoctona, essendo di origine
australe; ciò non toglie comunque che il popolamento che si annida sui
soleggiati pendii del Vinaigre trasmettano un indubbio fascino.
Superato il bosco e oltrepassato un bivio in prossimità del quale
si lascia sulla destra una stradina che pare dirigersi verso la costa, si
prosegue ancora in auto per un breve tratto raggiungendo un parcheggio:
lasciati i mezzi motorizzati, si sale per una mulattiera ed in breve (una
decina di minuti) si raggiunge il punto culminante.
Il
panorama è ampio: non sono tuttavia le rocce rosse a dominarlo ma le
ampie foreste di aghifoglie e la macchia mediterranea.
Alcuni affioramenti rocciosi di pietra chiara interrompono il verde
mentre verso l'interno il paesaggio è caratterizzato da forme montuose
dolci, qua e là interrotte da falesie biancastre.
Gli insediamenti umani sono poco appariscenti e la foresta ricopre
quasi ovunque le ondulazioni del terreno; nel suo folto pulsa la vita:
cinghiali, cervi, caprioli cercano riparo dall'intenso sole provenzale.
Verso il mare, nelle giornate più limpide, lo sguardo può invece
abbracciare un ampio arco di costa, volando in un sol battito di ciglia da
Mentone fino a Marsiglia.
Ritornati
sulla carrozzabile principale, si continua la strada interna tornando a
Cannes comodamente. Certo
le cose non stavano così nei secoli scorsi: atttraversare questi monti era
impresa assai rischiosa e spesso le diligenze di coloro che percorrevano la
via dell'Italia erano assalite dai briganti .........
e come in ogni foresta, anche in quella dell'Esterel aleggia la
leggenda: pare che qui trovasse rifugio Gaspard Besse, il Robin Hood di
questi boschi. Nelle
vicinanze della strada interna si possono infine ancora trovare villaggi
ricchi di "charme", tipici borghi in pietra rimasti pressochè
intatti attraverso i secoli,
ove spendere qualche istante in piena serenità; è il caso di Les Adrets, a
300 metri
di quota, posto presso il confine tra due diversi dipartimenti ed
esattamente equidistante (
17 km
) da Frejus (dipar. del Var) e Cannes (dipar. delle Alpi Marittime).
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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