|
Non è
raro sulle Alpi Piemontesi raggiungere dopo faticose camminate quella linea,
invisibile nell'ambiente selvaggio, che di fatto separa ancora oggi nella
nuova Europa popoli di lingua e cultura, nel senso antropologico del
termine, comunque diverse: il confine di stato, ancora marcato tra Italia e
Svizzera, più sfumato tra Piemonte e Francia ........... ed è proprio
raggiungendo colli e valichi che pongono in comunicazione le regioni
d'oltralpe con il bacino del Po che spesso appaiono distese di cime dalle
forme più bizzarre, vette che sfumando a vista d'occhio ad ovest o a
settentrione stimolano l'escursionista, generando nel suo animo il desiderio
di scendere a curiosare in quelle vallate.
Proprio
i picchi ricoperti di ghiaccio del massiccio del Pelvoux, che superano
abbondantemente i quattromila metri con
la Barre
des Ecrins, catturano facilmente l'attenzione di chi passeggia sulle creste
delle Cozie, invitando a trascorrere qualche giornata in una splendida
regione delle Alpi del Delfinato, dove si trova il più grande Parco
Nazionale francese: 270mila ettari di boschi, praterie, ghiacciai, rocce tra
800 e
4102 metri
di quota distribuiti sul territorio di 61 comuni appartenenti ai
dipartimenti delle Hautes-Alpes (regione Provence-Alpes-Côte d'Azur) e
dell'Isère (regione Rhône-Alpes), un territorio che per il 34%
si può considerare regno incontrastato della wilderness non presentando
alcun insediamento umano permanente.
Il
Parco, primo anche come nascita tra i territori protetti francesi, venne
istituito con il nome di Parc National de
la Bérarde
mediante un decreto del 13 dicembre 1913, sulla spinta del Club Alpino
Francese e delle associazioni naturalistiche interpreti di nuove idee
provenienti dagli Stati Uniti, idee che vedevano per la prima volta
nell'ambiente naturale un bene da salvaguardare; ingrandito in fasi
successive fino al 1924, diventerà in quell'anno il Parc National de l'Oisans
prima e del Pelvoux successivamente.
Ridimensionato a rango di parco demaniale nel 1960, risalirà al
rango di Parco Nazionale attraverso il decreto del Primo Ministro del 27
marzo 1973, sulla spinta dell'opinione pubblica; nel 1991 e nel 1996 il
Consiglio d'Europa assegnerà al Parc National des Ecrins il suo più alto
riconoscimento mentre oggi è intensa la collaborazione tra l'istituzione
francese ed i parchi austriaco degli Alti Tauri e quello sloveno del
Triglav. Situato al centro
del triangolo Grenoble-Gap-Briançon, il territorio protetto comprende i
massicci montuosi del Champsaur e soprattutto del Pelvoux, dove si trovano
cime celebri come
la Barre
des Ecrins (m.4102), vinta per la prima volta nel 1864 da Edward Whymper,
l'alpinista britannico famoso per avere conquistato per primo il Cervino
vincendo sul filo di lana la concorrenza del valdostano Carrel, e come
la Meije
(
3983 m
.), che rimase a lungo un problema alpinistico di difficile soluzione;
l'ambiente montano è severo: le rocce sedimentarie (calcari) prevalgono a
sud-est, a nord ed a ovest le rocce cristalline (granito, gneiss, etc.)
resistono ancor oggi all'azione erosiva degli elementi atmosferici mentre
oltre 17mila ettari di ghiacciai cingono nella loro morsa oltre 100 vette
che superano i tremila metri di quota.
La
vegetazione è tipicamente centroalpina, non giungendo fino al Delfinato
l'influenza del Mediterraneo cosí evidente sulle Alpi di Provenza: 1800
specie vegetali costituiscono il ricco e vario habitat di camosci (si parla
di 12000 capi), stambecchi (reintrodotti nel periodo 1990-1995), marmotte,
ermellini, lepri variabili, aquile reali (ne sono state censite 37 coppie)
......... Questa regione
selvaggia fu abitata dall'uomo fin dall'età del bronzo, come attestano i
numerosi oggetti rinvenuti in vari siti: l'antropizzazione del territorio fu
massima attorno alla metà del XIX secolo, con ampia diffusione delle
attività agricole e pastorali, periodo a cui seguì un lento e progressivo
abbandono delle vallate; soltanto con il turismo, certo legato anche alla
presenza del Parco Nazionale, si è aperta negli ultimi decenni una
prospettiva di miglioramento economico per l'intera zona.
I
numerosi itinerari escursionistici ed alpinistici richiamano infatti ogni
anno appassionati e turisti da
ogni parte della Francia e d'Europa; descrivere tutti i percorsi sarebbe
opera di proporzioni ciclopiche: molto più modestamente si possono
ricordare due brevi escursioni che consentono a camminatori soltanto appena
allenati di osservare da vicino le cime più celebri delle Alpi del Definato:
la salita alle Balmes de François Blanc e quella al Refuge de l'Alpe del
Villar d'Arène. Le Balmes
de Françoise Blanc si raggiungono partendo dal Pré de Madame Carle, ampio
pianoro di origine glaciale posto alla confluenza di due vallate, solcato da
numerosi torrenti e collegato al borgo di Ailefroide da una strada
carrozzabile: la camminata si sviluppa in direzione est inoltrandosi nella
valle del Glacier Noire, risalendone anche su una panoramica cresta l'ampia
morena sinistra; l'ambiente è tipicamente glaciale e grandioso: il Pelvoux
(
3946 m
.) e
la Barre
des Ecrins (
4102 m
.) incombono sull'intero percorso mentre più lontano, verso sud-ovest, un
immmane placca di ghiaccio che pare inchiodata ad una ripida parete di
roccia caratterizza l'Ailefroide (
3953 m
.), che sorge al termine di un vallone di caratteristiche himalayane.
Il Refuge de l'Alpe de Villar d'Arène si raggiunge invece risalendo
la valle della Romanche: da Briançon si transita per il col du Lautaret
(non senza sostare per ammirare lo splendido panomama sulla Meije) e poco
prima del borgo di Villar d'Arène si svolta a sinistra raggiungendo un
campeggio a quota
1667 m
. dove è possibile parcheggiare; si risale tra radi larici una vallata
inizialmente angusta, vallata che si fa ampia e panoramica quando si
raggiunge la località Plan de l'Alpe: si cammina in costa mentre più in
basso si allarga un vasto pianoro di origine glaciale posto alla confluenza
di due valloni: a sud-ovest si allunga un solco dalla caratteristica sezione
ad U che ne tradisce con evidenza l'origine glaciale e che conduce ad un
secondo pianoro (Plan de Valfourche) dominato dalla Grande Ruine (
3765 m
.), mentre verso sud-est l'elegante forma della Montagne des Agneaux
(
3664 m
.), altra celebre cima della regione, pare sbarrare una seconda lunga ed
ampia valle.
Se al
ritorno si ritransiterà dai
2058 m
. del col du Lautaret, varrà la pena valutare la possibilità di una sosta
al celebre Giardino Alpino, che attira ogni anno qualcosa come 25mila
visitatori: specie botaniche (oltre 2000) provenienti dall'Himalaya, dal
Caucaso, dalle Montagne Rocciose, dalle vette giapponesi e ovviamente dalle
Alpi sono coltivate ed esposte su 70 aree dedicate.
Il colle
è anche eccellente punto di osservazione sulla Maije; la grandiosa
"Aiguille du Midi" del Delfinato (Meije deriva da Midio) fu
conquistata soltanto nell'agosto 1877 E.Boileau de Castelnau e da Pierre
Gaspard e figlio in un'impresa che rappresenta ancor oggi una delle pagine
più luminose dell'alpinismo francese; pur essendo costituita da roccia
salda e ricca di appigli, questa montagna non presenta vie d'accesso facili:
anche la normale è irta di difficoltà e percorribile solo con condizioni
meteorologiche eccelllenti.
Le
escursioni e le gite descritte possono essere realizzate facendo base nella
bella cittadina di Briançon o, per chi desiderasse rimanere in Italia,
anche da Claviere; un percorso automobilistico un po' più impegnativo (
88 km
da Briançon) consente infine di raggiungere
La Berarde
, località a
1738 m
. di quota disabitata in inverno.
Oltre a dare il primo nome al Parco, la piccola frazione può vantare
una posizione invidiabile: essendo circondata da quasi tutte le cime più
importanti del Massif du Pelvoux e da una corona di ghiacciai che
racchiudono la conca su ben tre lati, è centro alpinistico assai celebre e
di primaria importanza, divenendo nel periodo estivo una piccola
"capitale" delle attività d'alta montagna.
Cartografia:
carta
1:50000 dell'I.G.N. ( Massif e Parc National des Ecrins - Haute Dauphiné.
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
|