IL PARC NATIONAL DES ECRINS

Cime glaciali ed un Quattromila
a cavallo tra le regioni Rhône-Alpes
e Provence-Alpes-Côte d'Azur


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Ailefroide da Balmes de Françoise Blanc

 
Non è raro sulle Alpi Piemontesi raggiungere dopo faticose camminate quella linea, invisibile nell'ambiente selvaggio, che di fatto separa ancora oggi nella nuova Europa popoli di lingua e cultura, nel senso antropologico del termine, comunque diverse: il confine di stato, ancora marcato tra Italia e Svizzera, più sfumato tra Piemonte e Francia ........... ed è proprio raggiungendo colli e valichi che pongono in comunicazione le regioni d'oltralpe con il bacino del Po che spesso appaiono distese di cime dalle forme più bizzarre, vette che sfumando a vista d'occhio ad ovest o a settentrione stimolano l'escursionista, generando nel suo animo il desiderio di scendere a curiosare in quelle vallate.

Proprio i picchi ricoperti di ghiaccio del massiccio del Pelvoux, che superano abbondantemente i quattromila metri con la Barre des Ecrins, catturano facilmente l'attenzione di chi passeggia sulle creste delle Cozie, invitando a trascorrere qualche giornata in una splendida regione delle Alpi del Delfinato, dove si trova il più grande Parco Nazionale francese: 270mila ettari di boschi, praterie, ghiacciai, rocce tra 800 e 4102 metri di quota distribuiti sul territorio di 61 comuni appartenenti ai dipartimenti delle Hautes-Alpes (regione Provence-Alpes-Côte d'Azur) e dell'Isère (regione Rhône-Alpes), un territorio che per il 34% si può considerare regno incontrastato della wilderness non presentando alcun insediamento umano permanente.

Il Parco, primo anche come nascita tra i territori protetti francesi, venne istituito con il nome di Parc National de la Bérarde mediante un decreto del 13 dicembre 1913, sulla spinta del Club Alpino Francese e delle associazioni naturalistiche interpreti di nuove idee provenienti dagli Stati Uniti, idee che vedevano per la prima volta nell'ambiente naturale un bene da salvaguardare; ingrandito in fasi successive fino al 1924, diventerà in quell'anno il Parc National de l'Oisans prima e del Pelvoux successivamente. 
Ridimensionato a rango di parco demaniale nel 1960, risalirà al rango di Parco Nazionale attraverso il decreto del Primo Ministro del 27 marzo 1973, sulla spinta dell'opinione pubblica; nel 1991 e nel 1996 il Consiglio d'Europa assegnerà al Parc National des Ecrins il suo più alto riconoscimento mentre oggi è intensa la collaborazione tra l'istituzione francese ed i parchi austriaco degli Alti Tauri e quello sloveno del Triglav.   Situato al centro del triangolo Grenoble-Gap-Briançon, il territorio protetto comprende i massicci montuosi del Champsaur e soprattutto del Pelvoux, dove si trovano cime celebri come la Barre des Ecrins (m.4102), vinta per la prima volta nel 1864 da Edward Whymper, l'alpinista britannico famoso per avere conquistato per primo il Cervino vincendo sul filo di lana la concorrenza del valdostano Carrel, e come la Meije ( 3983 m .), che rimase a lungo un problema alpinistico di difficile soluzione; l'ambiente montano è severo: le rocce sedimentarie (calcari) prevalgono a sud-est, a nord ed a ovest le rocce cristalline (granito, gneiss, etc.) resistono ancor oggi all'azione erosiva degli elementi atmosferici mentre oltre 17mila ettari di ghiacciai cingono nella loro morsa oltre 100 vette che superano i tremila metri di quota.   

La vegetazione è tipicamente centroalpina, non giungendo fino al Delfinato l'influenza del Mediterraneo cosí evidente sulle Alpi di Provenza: 1800 specie vegetali costituiscono il ricco e vario habitat di camosci (si parla di 12000 capi), stambecchi (reintrodotti nel periodo 1990-1995), marmotte, ermellini, lepri variabili, aquile reali (ne sono state censite 37 coppie) .........   Questa regione selvaggia fu abitata dall'uomo fin dall'età del bronzo, come attestano i numerosi oggetti rinvenuti in vari siti: l'antropizzazione del territorio fu massima attorno alla metà del XIX secolo, con ampia diffusione delle attività agricole e pastorali, periodo a cui seguì un lento e progressivo abbandono delle vallate; soltanto con il turismo, certo legato anche alla presenza del Parco Nazionale, si è aperta negli ultimi decenni una prospettiva di miglioramento economico per l'intera zona.   

I numerosi itinerari escursionistici ed alpinistici richiamano infatti ogni anno appassionati  e turisti da ogni parte della Francia e d'Europa; descrivere tutti i percorsi sarebbe opera di proporzioni ciclopiche: molto più modestamente si possono ricordare due brevi escursioni che consentono a camminatori soltanto appena allenati di osservare da vicino le cime più celebri delle Alpi del Definato: la salita alle Balmes de François Blanc e quella al Refuge de l'Alpe del Villar d'Arène.   Le Balmes de Françoise Blanc si raggiungono partendo dal Pré de Madame Carle, ampio pianoro di origine glaciale posto alla confluenza di due vallate, solcato da numerosi torrenti e collegato al borgo di Ailefroide da una strada carrozzabile: la camminata si sviluppa in direzione est inoltrandosi nella valle del Glacier Noire, risalendone anche su una panoramica cresta l'ampia morena sinistra; l'ambiente è tipicamente glaciale e grandioso: il Pelvoux ( 3946 m .) e la Barre des Ecrins ( 4102 m .) incombono sull'intero percorso mentre più lontano, verso sud-ovest, un immmane placca di ghiaccio che pare inchiodata ad una ripida parete di roccia caratterizza l'Ailefroide ( 3953 m .), che sorge al termine di un vallone di caratteristiche himalayane.   
Il Refuge de l'Alpe de Villar d'Arène si raggiunge invece risalendo la valle della Romanche: da Briançon si transita per il col du Lautaret (non senza sostare per ammirare lo splendido panomama sulla Meije) e poco prima del borgo di Villar d'Arène si svolta a sinistra raggiungendo un campeggio a quota 1667 m . dove è possibile parcheggiare; si risale tra radi larici una vallata inizialmente angusta, vallata che si fa ampia e panoramica quando si raggiunge la località Plan de l'Alpe: si cammina in costa mentre più in basso si allarga un vasto pianoro di origine glaciale posto alla confluenza di due valloni: a sud-ovest si allunga un solco dalla caratteristica sezione ad U che ne tradisce con evidenza l'origine glaciale e che conduce ad un secondo pianoro (Plan de Valfourche) dominato dalla Grande Ruine ( 3765 m .), mentre verso sud-est l'elegante forma della Montagne des Agneaux  ( 3664 m .), altra celebre cima della regione, pare sbarrare una seconda lunga ed ampia valle.

Se al ritorno si ritransiterà dai 2058 m . del col du Lautaret, varrà la pena valutare la possibilità di una sosta al celebre Giardino Alpino, che attira ogni anno qualcosa come 25mila visitatori: specie botaniche (oltre 2000) provenienti dall'Himalaya, dal Caucaso, dalle Montagne Rocciose, dalle vette giapponesi e ovviamente dalle Alpi sono coltivate ed esposte su 70 aree dedicate.

Il colle è anche eccellente punto di osservazione sulla Maije; la grandiosa "Aiguille du Midi" del Delfinato (Meije deriva da Midio) fu conquistata soltanto nell'agosto 1877 E.Boileau de Castelnau e da Pierre Gaspard e figlio in un'impresa che rappresenta ancor oggi una delle pagine più luminose dell'alpinismo francese; pur essendo costituita da roccia salda e ricca di appigli, questa montagna non presenta vie d'accesso facili: anche la normale è irta di difficoltà e percorribile solo con condizioni meteorologiche eccelllenti.   

Le escursioni e le gite descritte possono essere realizzate facendo base nella bella cittadina di Briançon o, per chi desiderasse rimanere in Italia, anche da Claviere; un percorso automobilistico un po' più impegnativo ( 88 km da Briançon) consente infine di raggiungere La Berarde , località a 1738 m . di quota disabitata in inverno.   Oltre a dare il primo nome al Parco, la piccola frazione può vantare una posizione invidiabile: essendo circondata da quasi tutte le cime più importanti del Massif du Pelvoux e da una corona di ghiacciai che racchiudono la conca su ben tre lati, è centro alpinistico assai celebre e di primaria importanza, divenendo nel periodo estivo una piccola "capitale" delle attività d'alta montagna.

Cartografia: carta 1:50000 dell'I.G.N. ( Massif e Parc National des Ecrins - Haute Dauphiné.

Claudio Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)