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Il
territorio della Valle d'Aosta ha notoriamente una grande valenza
ambientale: si tratta infatti di una regione alpina dove, ad eccezione di
alcuni comprensori sciistici ed alcuni fondovalle intensamente interessati
dall'attività umana, sono presenti varie aree di pregiata wilderness.
Forse
per l'imbarazzo della scelta,
la Regione Autonoma
ha sottoposto a protezione soltanto una zona relativamente vasta, mentre
altre nove riserve naturali valdostane hanno un'estensione molto limitata e
mirata alla protezione di alcune particolarità ambientali.
Si tratta del Parco Naturale del Monte Avic, unico parco regionale
presente nella Vallèe, che affianca l'ormai antico Parco Nazionale
del Gran Paradiso.
L'area
protetta occupa la parte alta del vallone di Champdepraz (o valle di Chalamy),
un solco vallivo che come altri tributari di destra deIla valle percorsa
dalla Dora (ricordiamo ad esempio il vallone di Saint Marcel o la val
Clavalitè) è rimasto relativamente estraneo a fenomeni di antropizzazione
intensa. L'apertura verso
nord e la relativa esposizione a settentrione hanno probabilmente limitato
l'accesso umano ed il relativo instaurarsi di attività agricole o pastorali
in questi valloni relativamente impervi fin dai tempi più antichi.
Le stesse motivazioni hanno limitato fortemente l'afflusso turistico
in tempi più recenti, determinando quindi le condizioni per il permanere di
condizioni naturalisticamente integre.
Soltanto l'attività mineraria ha in passato condizionato fortemente
l'ambiente del vallone di Champdepraz, tanto che i boschi di pino uncinato,
che oggi ne rappresentano una delle principali attrattive, furono
sicuramente danneggiati da tagli inconsulti.
Oggi, a distanza di parecchi anni dalla cessazione dell'attività
estrattiva, il bosco ha ripreso le sue caratteristiche originali ed il Parco
conserva la più vasta foresta di pino uncinato della regione.
Quest'ultima essenza resinosa, morfologicamente analoga al mugo ma ad
alto fusto, rappresenta il primo ma non unico motivo che ha indotto gli
amministratori regionali a sottoporre a tutela questa zona.
Le
rocce che costituiscono le montagne della valle di Chalamy sono infatti
prevalentemente serpentiniti; si tratta di rocce costituite quasi
essenzialmente da minerali del gruppo del serpentino (antigorite, lizardite,
etc.) derivate dall'alterazione di silicati ferromagnesiaci come l'olivina
ed il pirosseno.
Mostrano in genere un colore verde o giallo-verde o grigio verde ed un
aspetto compatto, granulare o fibroso, nonchè lucente, untuoso e sericeo.
Tra le varie teorie proposte per spiegarne l'origine, una delle più
accreditate collega la presenza delle serpentiniti a fuoruscite di magma
nelle profondità marine: la loro presenza è quindi testimonianza viva
della presenza di un antico mare (Tetide) che si estendeva ove oggi è
presente l'arco alpino.
Queste
rocce hanno la particolarità di generare suoli poveri e poco profondi che a
loro volta generano una flora del tutto particolare, che ben si adatta a
queste condizioni edafiche: numerosi sono quindi gli endemismi presenti
all'interno dell'area protetta.
La presenza di numerose torbiere con la caratteristica vegetazione
delle zone umide e la particolarità climatica del vallone di Champdepraz di
rappresentare praticamente il confine tra la zona a clima umido della Bassa
Valle e la zona a scarse precipitazioni, che si identifica con la parte
centrale del solco vallivo aostano, completano la serie di motivazioni che
sono all'origine della nascita del Parco del Monte Avic.
Quest'ultima cima, da cui prende nome l'area protetta, rappresenta
indubbiamente un immediato elemento di attrazione per chi visita la zona: la
forma assai ardita ed elegante della vetta (
3006 m
.) si coglie anche dall'autostrada Torino-Aosta o, meglio ancora, dalla
carrozzabile che sale ai centri turistici celebri della val d'Ayas.
Raggiungere il punto culminate non è tuttavia impresa a portata
dell'escursionista.
L'itinerario
che viene quindi nel seguito proposto consente da una parte di addentrarsi
nel Parco e dall'altra di raggiungere una cima con percorso escursionistico.
Si tratta del Barbeston, una bella vetta facente parte della catena che
culmina con l'aguzza piramide dell'Avic e che fa da spartiacque tra il
Vallone di Champdepraz e la valle principale percorsa dalla Dora Baltea: ben
evidente dal solco vallivo aostano (ad esempio da Chatillon o
dall'autostrada tra Pont S.Martin e Verres), si risale facilmente grazie ad
un ottimo sentiero che non presenta nessuna difficoltà.
Il percorso si sviluppa per un lungo tratto in un meraviglioso bosco
di pino silvestre, interamente compreso nei confini del Parco.
Sulla vetta sono collocati una vecchia struttura metallica ed una
Madonnina ivi portata in occasione
dell'Anno Santo 1974 dalle parrocchie della vallata: nel basamento della
statuetta, ben protetto, è collocato un quadernetto con una penna per
annotare le osservazioni degli escursionisti.
Dalla vetta lo sguardo spazia su Monte Rosa e Cervino da una parte,
sul Monte Avic e sullo spartiacque con
la Valle
di Champorcher dall'altra, infilandosi poi nel solco vallivo della Bassa Val
d'Aosta e giungendo fino alla Serra d'Ivrea, al Lago di Viverone ed alla
lontana pianura.
Descrizione
del percorso
Raggiunta
la frazione
La Volla
mediante la carrozzabile, che con numerosi tornanti risale il Vallone di
Champdepraz fino a quota 1300 m. circa, si lascia l'auto su un piazzale al
termine della strada asfaltata, imboccando
quindi lo sterrato che costituisce la continuazione della carrozzabile.
Dopo avere lasciato un gruppetto di case con una chiesetta sulla
sinistra ed avere attraversato un ponte, si trova ben segnalato (freccia
gialla su paletto di legno) il sentiero 7-7b; questo, per una decina di
metri, risulta poco evidente ma entrando tra gli alberi diviene molto
marcato: lo si percorre attraversando un bellissimo bosco di pino silvestre
fino a quota 1790 ca. dove, in vista dell'Alpe Pra Oursi, si imbocca il
sentiero 7b con evidente deviazione verso destra.
Si continua a salire con pendenza accentuata ma regolare, pendenza
che facilita l'acquisizione di una andatura molto proficua, su ottimo fondo,
ancora nel bosco di pino silvestre arricchito da larici, e nella pineta a
pino uncinato, fino a raggiungere un vasto pascolo in prossimità dell'Alpe
Pian Castello (m.1996). Nei
prati che caratterizzano questo tratto del percorso il sentiero si perde: è
importante raggiungere l'evidente baita che costituisce l'alpe; lasciando
quindi a sinistra una costruzione in pietra e a destra un torrentello, si
ritrova quindi facilmente il
sentiero che continua a salire attraverso un bosco di larici via via più
radi, fino ad una rampetta finale che, tra prati aperti, conduce al Colle
Valmeriana. Dal colle,
seguendo l'evidente traccia lungo un'ampia cresta spesso battuta dal vento,
si raggiunge la vetta del Barbeston.
Al ritorno, giunti all'Alpe Pra Oursi, è possibile seguire un
sentiero che si allunga verso occidente
sviluppandosi a lungo in una splendida pineta: questo prosegue a
lungo in costa, congiungendosi a quello proveniente dal Lago Gelato; in
prossimità del punto d'incontro dei due tracciati, si volge a sinistra e si
scende verso il torrente Chalamy, dirigendosi infine verso
La Volla
seguendo l'evidente tracciato che percorre il fondovalle.
Si
ringrazia il geologo Dott. Piero Rossanigo per le utilissime informazioni
fornite sulle serpentiniti.
NOTIZIE
UTILI
Caratteristiche dell'escursione
Dislivello: 1185 m.
- Esposizione:
Sud -
Difficoltà: E
Claudio
Trova
(da "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo)
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